Utsuroi

Un continuo cambiamento

La Galleria Nobili – Paraventi Giapponesi è lieta di presentare UTSUROI – Un continuo cambiamento, un progetto espositivo a cura di Matteo Galbiati con opere di Mitsukuni Takimoto e Simone Negri.

La mostra propone un colloquio fra il ceramista italiano e lo scultore giapponese sulla percezione del tempo, in specifico sul cambiamento perpetuo, in giapponese utsuroi 移ろい; in ultima analisi si sviluppa sul confronto serrato tra l’intrinseca aspirazione dell’artista all’eterno e il manufatto stesso, sua emanazione, percepito come elemento di resistenza al mutare incessante della realtà.

utsuroi 移ろい
移ろい

La scelta della Galleria di collaborare con Negri e Takimoto, vede nel tempo e nello spazio i due punti cardine per un’indagine che parta inevitabilmente dalla materia grezza al farsi dell’opera a tutti gli effetti; entrambi condividono, rispettivamente verso argilla e legno, un metodo analogo che implica il susseguirsi di stadi differenti del processo creativo.

Ricerca della struttura e attivazione di reazioni indotte e non pienamente controllabili per Negri, abbozzo, definizione della forma attraverso sottrazione per Takimoto. L’approdo all’opera passa per diversi momenti in cui l’artista collabora con il materiale, condensando il processo creativo nel manufatto finché l’equilibrio raggiunto, tra vuoto e pieno, renda accessoria ogni ulteriore azione.

移ろい Utsuroi

Nella produzione ceramica di Negri, tempo e vuoto concorrono ad evocare un’atmosfera di sospensione ieratica. La tendenza all’essenzialità mira, tramite sintesi, a un piano espressivo più alto. Il processo di semplificazione elimina infatti la narrazione retorica, riducendo le forme nel tentativo di superare la contingenza. L’intervento del colore, che irrompe improvviso sulla liricità della forma, lascia una traccia evanescente riportandoci a una dimensione vicina alla sensibilità wabi sabi 侘寂 la malinconica bellezza ci ricollega al flusso del tempo.

I lavori di Takimoto sono apparentabili a memorie flebili, che lo scalpello cerca di fissare indelebilmente alla duttilità del legno. In un’era in cui l’immagine sfruttata svanisce senza lasciar traccia, la dimensione del transitorio, dell’effimero e del contingente proposta dall’artista giapponese ci riporta a una sfera intima più contenuta e, in ultima analisi, al rapporto con la memoria. Così i soggetti prediletti diventano simbolicamente cascate, fiumi, nuvole e fumo, in perenne mutamento e continuità, impossibili da afferrare. Visioni che si dileguano nel momento stesso del contatto. L’intervento umano tradisce la volontà di lasciare testimonianza di sè sui materiali, nel tentativo vano di bloccare il momento.

Lo scorrere del tempo è insito nei materiali e nelle lavorazioni, completamente insensibile all’intervento dell’uomo, che non ha potere su mutevolezza e transitorietà.


移ろい – UTSUROI – Un continuo cambiamento

Mostra bipersonale con Mitsukuni Takimoto e Simone Negri 

Progetto espositivo a cura di Matteo Galbiati
Inaugurazione: giovedì 17 Ottobre, ore 18.00
Periodo: 18 Ottobre – 23 Novembre 2019
Orari: lunedì 15.30 – 19.00 | da martedì a sabato 11.00 – 19.00

Galleria Nobili | Paraventi Giapponesi
+ 39 02 655 1681
via Marsala, 4 – Milano
info@paraventigiapponesi.it
www.paraventigiapponesi.it

paraventi giapponesi galleria nobili

Note sui concetti affrontanti in mostra

Semujō 無常, impermanenza, denota il continuo mutare degli eventi ed è l’unica costante in una realtà variabile, il termine utsuroi 移ろい condividendone il senso di transitorietà, afferisce più precisamente al momento esatto in cui si sta per manifestare un cambiamento.

Il significato originario si lega ad aspetti sacrali, circoscrivendo lo spazio vuoto che il kami 神 la divinità, sceglie di occupare. L’evoluzione del termine indica essenzialmente l’attimo della trasformazione. L’istante che la precede è l’essenza di utsuroi 移ろい poiché è ciò che rende l’oggetto parte integrante di un tutto, soggetto a continua evoluzione.

La pratica dell’hanami 花見, all’esordio primaverile della fioritura dei ciliegi, così come i sottili mutamenti stagionali, tematica assai frequentata nell’arte, ci indicano che la sensibilità giapponese non si fonda tanto su una concezione della bellezza ideale e fissa riconducibile a canoni universali perduranti, ma piuttosto sulla capacità di adeguamento al cambiamento.
Variazioni repentine ed evidenti o molto lente e impercettibili non sono che aspetti differenti della mutevolezza del reale; la cultura giapponese innalza la variabilità della natura e dell’esperienza a presupposto significativo e pervasivo delle arti tradizionali. Ovvero colloca la bellezza nella potenzialità del cambiamento.

La ceramica, la musica e la scultura, così come l’architettura, includono e comprendono in sè il concetto di tempo come caratteristica fondante del loro essere, se non immediatamente ravvisabile, sicuramente percepibile da uno spirito attento in ascolto.
L’estetica giapponese non a caso è pervasa dal senso del
ma . Di difficile definizione, il concetto si riferisce a un intervallo spazio-temporale, a un rapporto tra due o più soggetti in cui la corresponsione spirituale di chi osserva riveste un ruolo tanto importante quanto l’oggetto evocativo con cui intrattiene la relazione.

In altre parole la bellezza si esperisce, ha cioè a che fare con un luogo, con un tempo e con una una coscienza senziente in cui l’osservatore si muove come soggetto attivo.